Da mercoledì 31 maggio a lunedì 26 giugno 2017Palmira. Conflitti e tempo sospeso

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Medhat Shafik è il protagonista della prima esposizione d’arte negli spazi del piano terreno dell’edificio B2 del Campus Bovisa, con l’installazione site specific intitolata Palmira. Conflitti e tempo sospeso.

Si tratta di un progetto a cura di Pietro C. Marani  che intende valorizzare gli spazi comuni dell’Ateneo, mettendo in risalto artisti contemporanei le cui opere costituiscono un motivo di riflessione per gli studenti e il pubblico.  L’iniziativa nasce in rete con altre istituzioni e soggetti del sistema dell’arte e del mondo della cultura, in questo caso in collaborazione con la Galleria Marcorossi artecontemporanea  che  presenta le opere del ciclo Palmira nelle sue sedi di Verona, Milano e Pietrasanta e con la GAM di Verona che a Palazzo della Ragione espone anch’essa, per il progetto prima pAReTe, curato da Patrizia Nuzzo, un’installazione dell’artista egiziano..

Shafik (El Badari 1956), con questo lavoro, ispirato a Palmira, spettacolare città siriana, luogo di incontro tra Occidente e Oriente, segnata dalle distruzioni dei siti archeologici, ha creato un’installazione di grande fascino e impatto visivo.

In una dimensione artistica avulsa dal naturale scorrere del tempo e dalle controversie religiose e politiche,  Shafik  attua attraverso le sue opere una ricostruzione poetica dell’antico splendore di Palmira, posta a metà strada tra il Mediterraneo e l’Eufrate, luogo di incontro tra Occidente e Oriente, ed eletta a simbolo di fratellanza.

Dice l’artista ” Ricerco il recupero simbolico dei luoghi archeologici, che sono la memoria dell’uomo, l’essenza della civiltà. Vorrei ricostruire metaforicamente Palmira, che può essere ovunque, proprio perché per me simboleggia il recupero della civiltà, l’onda lunga del nostro essere umani e nel contempo la sua distruzione. Palmira è di tutti noi, anzi, Palmira siamo noi e non deve essere distrutta. Il senso della mostra   e dell’installazione creata per il Politecnico è che noi non dobbiamo subire l’abisso, la barbarie e la distruzione portate dai conflitti, ma emanare luce. Nelle mie opere, attraverso il recupero della luce, soffusa e magica, di questi luoghi che palpitano di dolce malinconia ma anche di gioia, cerco il senso delle cose, l’essenza dell’esistenza.”

La sua riflessione infatti non ha implicazioni politiche o religiose, ma è una ricerca universale sulla bellezza e sull’incontro tra civiltà: le tele di juta, i colori a olio e gli acrilici, le garze, i tessuti dai colori splendenti, i legni antichi, gli ossidi, gli stucchi, i pigmenti e i fili di lana dai colori naturali, divengono una metafora delle stratificazioni della storia.

 

 

 

 

 

 

Organizzatore

Politecnico di Milano

Date e orari

Da mercoledì 31 maggio a lunedì 26 giugno 2017

Luogo

Politecnico di Milano, Edificio B2

via Candiani, 72 - Milano

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